Lambert Leclezio (5 maggio 1997) ha iniziato a praticare il volteggio equestre nel 2008, dopo aver partecipato ad una lezione introduttiva nel club dove montava a cavallo. Compete a livello internazionale dal 2011. Tra i suoi molti riconoscimenti figurano i titoli di campione del mondo individuale senior 2016 e 2018 e il titolo individuale di campione europeo 2019. È anche stato medaglia di bronzo ai primi campionati del mondo juniores nel 2015.

Qualche giorno fa, mentre riordinavo le ultime foto dei campionati europei senior di volteggio equestre 2019, svoltisi ad Ermelo (NED) lo scorso luglio, pensavo alle edizioni dei massimi campionati a cui ho assistito fino ad ora. Ho cominciato a riguardare qualche vecchia cartella nel computer e sono capitata sulla raccolta dei file degli europei 2011, svoltisi a Le Mans (FRA).
Di quella edizione tre cose mi ricordo distintamente: il caldo infernale che abbiamo patito durante la manifestazione, Joanne Eccles vincere la sua terza medaglia d’oro consecutiva e un ragazzino arrivato dal nulla, vestito in grigio, esile, esile, ed estremamente sciolto nei movimenti. Devo essere onesta, il mio primo pensiero quando l’ho visto entrare nel circolo di gara fu che fosse stato gettato senza pietà nella fossa dei leoni quale era la categoria junior maschile quell’anno (Thomas Brüsewitz, Ramin Rahimi e Lukas Heppler erano solo tre dei contendenti al titolo 2011). Invece, lui ha stupito il pubblico con una performance che forse nessuno (ed io per prima) avrebbe ritenuto possibile. Ricordo di aver pensato, wow, tra qualche anno questo ragazzino “mangerà i risi in testa a tutti” (come si dice in Veneto). Beh, da allora sono passati otto anni, e quel ragazzino è cresciuto fino a diventare due volte campione del mondo. Il suo nome? Lambert Leclezio.
Il futuro appartiene a chi crede nella bellezza dei propri sogni, diceva Eleanor Roosevelt. Il ventiduenne mauriziano può sicuramente ritrovarsi in questa celebre citazione visto che, come lui stesso afferma, “è sempre stato un sognatore”, ma non si sarebbe mai aspettato un tale successo, e che ha “lavorato molto sodo per rendere il sogno realtà”.
Solo poche settimane fa l’abbiamo visto conquistare il suo primo titolo di campione europeo al primo campionato continentale a cui abbia partecipato da quando ha scelto di cambiare nazionalità passando dalle Isole Mauritius alla Francia. Ma nessuno passa semplicemente con uno schiocco di dita dall’essere il nuovo arrivato a Campione con la “c” maiuscola. Ci vuole tanto duro lavoro, pazienza e dedizione. E sacrificio. Per lui, che è nato e cresciuto alle Mauritius, il sacrificio si è tradotto anche nel lasciare il suo paese natale per trasferirsi in Francia dove ora vive e si allena stabilmente con Jacques Ferrari e la Compagnia Noroc. Muoversi per il mondo inseguendo i propri sogni però, non sembra essere mai stato un problema insormontabile per Lambert. Dopo essersi aggregato ad un club sudafricano per i suoi primi viaggi internazionali, si è allenato con lunger e cavalli olandesi, francesi (naturalmente) e ha ora formato una nuova partnership con il binomio svizzero Corinne Bosshard e Aroc, con cui ha gareggiato in quest’ultima stagione.

“Ho detto loro che devono seguire i propri sogni e che tutto è possibile se davvero ci credono e lavorano sodo per raggiungere gli obiettivi che si sono prefissati.”

Come e quando hai cominciato a fare volteggio?
Ho cominciato nel 2008. L’ho scoperto grazie ad una lezione introduttiva a cui ho partecipato nel club dove facevo equitazione. Mi è piaciuto e ho deciso di continuare.

Hai un ricordo speciale riguardante il volteggio (importante, triste, felice, …) che vuoi condividere con noi?
Ci sono stati diversi momenti importanti nella mia carriera.
Quelli più emozionanti sono sicuramente legati alle mie medaglie d’oro. Quella che ho vinto nel 2016 per le Mauritius è stata una sorpresa. Quella dell’anno scorso ai World Equestrian Games è stata un vero onore, mi ero allenato tantissimo per ottenerla. E anche i due ori agli europei di quest’anno sono stati fantastici, nell’individuale, visto che tutto è andato per il verso giusto al momento giusto, e ovviamente anche la medaglia in Nations Cup è stata meravigliosa, un vero lavoro di squadra.
Il momento più triste è stato nel 2015, quando per un incidente ho perso Timo, il cavallo olandese con cui avrei dovuto partecipare ai primi campionati del mondo juniores e dove avevo una vera chance di vincere il titolo.

All’inizio della tua carriera avresti mai pensato di raggiungere tutti i tuoi obiettivi e vincere queste medaglie?
Assolutamente no. Sono sempre stato un sognatore, ma non mi sarei mai aspettato niente di tutto ciò.

Dovendo ringraziare qualcuno per averti reso il volteggiatore che sei oggi, chi sarebbe e per quale motivo?
Ho incontrato molte persone che l’hanno reso possibile. In primo luogo Stephanie Jauffret alle Mauritius, che ha sempre creduto in me e mi ha spinto ad andare all’estero per allenarmi. Barbie Gertenbach in Sud Africa, per avermi dato la chance di seguire il suo gruppo e competere in Europa per la prima volta.
Roos Slottje (NED), che mi ha longiato ed allenato durante la mia carriera da junior, e con cui ho gareggiato ai miei primi World Equestrian Games in Normandia nel 2014.
Jacques Ferrari, per avermi accolto nella Compagnia Noroc nel 2015. Con Noroc ho imparato moltissime cose. E ha dato il via ai miei successi.

Per un volteggiatore ogni cavallo può essere diverso dagli altri. Qual è (o è stato) il tuo “cavallo del cuore” e cosa c’è di speciale in lui?
Questa è una domanda difficile, visto che ho vinto i miei tre titoli individuali con tre cavalli diversi. Ho una relazione speciale con tutti e tre che ha permesso ai miei sogni di realizzarsi.

“Ho davvero capito l’importanza della creatività e dell’interpretazione e che il volteggio dovrebbe essere un balletto sul cavallo, non solo una serie di esercizi di ginnastica in sequenza.”

Mi ricordo di te a Le Mans nel 2011. Eri giovane ma già molto bravo e mi ricordo di aver pensato “tra qualche anno questo ragazzo detterà le regole del gioco”. Immagino che le Mauritius siano un paese “limitato” dal punto di vista delle prospettive nel volteggio. Come sei riuscito all’epoca ad arrivare a quel livello?
Quelli del 2011 sono stati i miei primi campionati. Ero abbastanza bravo ma non avevo controllo su quello che facevo. Ma mi ricordo, in quell’occasione, di essermi detto di cominciare ad allenarmi duramente per arrivare al top. Quello è stato anche il momento in cui il volteggio ha cominciato a ricoprire un ruolo davvero importante nella mia vita.

E poi ti sei trasferito in Francia. Cosa ti ha fatto prendere quella decisione?

All’inizio mi sono trasferito in Francia quando Jacques Ferrari mi ha permesso di entrare a far parte della Compagnia Noroc e di allenarmi con la sua squadra. Poi ho deciso di rimanere per via delle strutture per gli allenamenti.

Che consiglio daresti ad un giovane Mauriziano che volesse seguire le tue orme e entrare nel mondo del volteggio al massimo livello?
Ero alle Mauritius la settimana scorsa e ho avuto la possibilità di parlare con i volteggiatori del mio vecchio club. Ho detto loro che devono seguire i propri sogni e che tutto è possibile se davvero ci credono e lavorano sodo per raggiungere gli obiettivi che si sono prefissati.

Sei un punto di riferimento per molti giovani volteggiatori. Chi era il tuo punto di riferimento quando hai cominciato? A chi invece ti ispiri di più oggi?
Ricordo che quando ho cominciato a guardare al massimo livello al top c’erano Joanne Eccles e Jacques Ferrari. Li ammiravo molto. Ero davvero impressionato da come Joanne riuscisse a far sembrare tutto leggero e semplice a cavallo… Quando tornavo a casa provavo gli esercizi e pensavo “wow, in realtà è molto difficile.”
Ammiravo Jacques perché il suo stile era diverso da tutti gli altri, era sempre in movimento e mi teneva con gli occhi incollati al cavallo.
Ora non c’è nessuno a cui mi ispiri particolarmente. Però mi piace molto guardare tutti quegli atleti, individuali, squadre e pas de deux che cercano di portare qualcosa di nuovo allo sport. Guardo sempre gli altri sport per trovare l’ispirazione.

Le tue doti creative e interpretative sono eccellenti. Le hai affinate lavorando con Noroc e Jacques Ferrari giorno per giorno? Cosa puoi dirci della vostra partnership?
Con Noroc ho capito davvero l’importanza della creatività e dell’interpretazione. Ho realizzato che il volteggio dovrebbe essere come un balletto sul cavallo, non solo una serie di esercizi di ginnastica in sequenza. Nel 2016 ho lavorato su questo con Jacques e il resto della squadra. Dopo ho avuto la possibilità di lavorare anche con coreografi e ballerini.
Per è me stato molto semplice lavorare insieme a Jacques perché lavoriamo entrambi molto sodo, non abbiamo orari. Negli ultimi due anni mi ha aiutato meno rispetto al 2016, ma mi è sempre stato vicino quando ne avevo bisogno, e mi ha aiutato a prendere alcune decisioni.

Ho molti esercizi che voglio provare e molte cose su cui posso migliorare. Il mio obiettivo ora è superare i limiti dello sport e aiutarlo ad evolversi.”

Sei campione del mondo 2016 e 2018, campione europeo 2019, ma hai avuto anche una carriera juniores ricca di soddisfazioni. Qual è stata la stagione più soddisfacente fino ad ora?
Un’altra domanda difficile. Alcune delle stagioni migliori sono state anche quelle più difficili dal punto di vista fisico e mentale. Quella 2020 sarà la più soddisfacente. 😉
Il titolo conquistato nel 2018 è stato il mio maggior risultato fino ad ora, ma è stato anche un anno molto difficile. Mi stavo allenando insieme alla squadra francese, quindi sono stato molto colpito dalla decisione della federazione di non inviarla ai World Equestrian Games. L’atmosfera era molto tesa e in quel frangente mi sono anche parzialmente rotto il femore. Mi ha aiutato molto il fatto che gli altri individuali francesi (Manon Noel, Clement Taillez e Vincent Haennel) siano venuti ad allenarsi a Saumur negli ultimi mesi prima dei WEG. È stato molto divertente e motivante.
Anche il 2019 ha avuto i suoi alti e bassi. Ho cercato un cavallo per la stagione fino a febbraio. Dalla fine dei WEG fino a quel momento mi sono allenato solo poche volte a cavallo e non ne avevo uno per andare in gara. È stato difficile per me pianificare la stagione e seguire un corretto regime di allenamento invernale. Tutto è cambiato quando ho incontrato Corinne Bosshard e Aroc. Il team in Svizzera mi ha aiutato molto a rimettermi in piedi. Le prime gare con Aroc sono state difficili visto che non lavoravamo insieme da molto e lui ha bisogno di tempo per abituarsi alle novità e poter dare il meglio di sé. Poi siamo riusciti davvero a lavorare come un trio. Corinne, Aroc ed io ci siamo impegnati per rendere il sogno realtà. Il fatto che gli europei siano andati così bene è stato un riconoscimento incredibile. Sono grato di aver incontrato persone tanto straordinarie quest’anno.
Infine, la stagione più soddisfacente come junior è stata quella del 2014. Gareggiare ai WEG per la prima volta e arrivare sesto dietro i migliori volteggiatori seniores è stato un enorme successo.

Hai vinto due titoli mondiali gareggiando per due nazioni differenti. Che differenza c’è tra competere per la Francia e per le Mauritius?
Per me non c’è molta differenza. Ciò che è importante è il team che ho interno. Ma dare alle Mauritius la sua prima medaglia d’oro in uno sport equestre ed essere uno dei pochi campioni del mondo presenti sull’isola è stato un grande onore.

Ultimo, ma non per importanza, quali sono i prossimi passi per la tua carriera? Cosa stai programmando?

Ho intenzione di continuare a gareggiare individualmente fino al 2022, spero davvero che si riuscirà ad organizzare un altro WEG quell’anno.
Ho molti esercizi che voglio provare e molte cose su cui posso migliorare. Il mio obiettivo ora è superare i limiti dello sport e aiutarlo ad evolversi.